La Preistoria

La Preistoria corrisponde al lungo periodo di tempo che precede l’invenzione della scrittura, la nascita di insediamenti urbani e la formulazione di leggi per regolare la civile convivenza. La sua scansione cronologica è solitamente definita in relazione a come l’uomo si è servito degli strumenti tecnici.

Le pietre per costruire strumenti e armi, la terracotta per creare utensili e oggetti d’uso sempre più perfezionati, i metalli e le loro leghe, ecc. L’arte della Preistoria segue questo progressivo sviluppo della civiltà umana, esprimendo la cultura, la spiritualità e la creatività simbolica dell’uomo.


Cromlech di Stonehenge
, presso Salisbury in Gran Bretagna, II millennio a.C. Dal 1986 il sito è dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO.

ARCHITETTURA

Tecniche e materiali - Vengono utilizzati legno e pietra, collegati a secco. I dolmen corrispondono ai primi esempi di struttura trilitica (2 piedritti+architrave).

Linguaggio visivo - Dal 3000 a.C. vengono realizzate costruzioni megalitiche e si perfeziona il sistema trilitico. Complessi megalitici sono nella disposizione in linea di menhir e nei cromlech (disposizione circolare di dolmen e menhir).

Valori espressivi - I megaliti rappresentano il primo spazio organizzato dall’uomo, riservato ai defunti e al culto. Hanno dimensioni monumentali.

PITTURA

Tecniche e materiali - Pitture rupestri e graffiti. I colori sono ricavati da terre, impastati con acqua e grasso animale e stesi con le mani, con rudimentali pennelli o soffiati entro ossa cave. Le incisioni sono ottenute picchiettando con una pietra appuntita.

Linguaggio visivo - Nel Paleolitico prevalgono figure di grandi dimensioni, dipinte nella gamma delle ocre e dei bruni e con il nero. Nel Neolitico le figure sono schematizzate, talvolta ridotte a segni geometrici e astratti.

Valori espressivi - In età paleolitica le figurazioni hanno scopo magico e rituale; per questo le immagini sono realistiche e ricche di azione. In età neolitica si descrivono elementi della quotidianità: persone, animali, ruote, utensili. La comunicazione si avvale di segni convenzionali ripetuti.

LA GROTTA CHAUVET

Le sagome degli animali e i particolari del corpo sono tracciati con una linea fluida ma decisa, spesso sfruttando l’irregolarità della parete e le pieghe della roccia. Gli animali sono rappresentati di profilo, con effetti volumetrici. A volte il corpo è colorato. La proporzione reale degli animali è rispettata. La prospettiva e la profondità dello spazio sono ottenute mediante la sovrapposizione delle forme. I colori sono prevalentemente caldi, a base di terre (ocra, rosso, bruno). Il contorno lineare è fatto con nero carbone o nero manganese. Per il bianco veniva utilizzato il gesso. In alcuni punti la parete veniva graffiata per mettere in evidenza il colore bianco.

LE GROTTE DI ALTAMIRA

Si trovano presso Santillana del Mar, nel nord della Spagna. La caverna principale, lunga 270 m, è ricoperta da splendide pitture, risalenti a circa 12 000 anni fa. Un nobile spagnolo, don Marcelino Sanz de Sautuola, appassionato di archeologia, un giorno del 1879 portò agli scavi della grotta la figlia Maria di cinque anni. Ad un certo punto la bambina esclamò: “Papá, mira los toros pintados!” (“Papá, guarda i tori dipinti!”). Aveva scoperto il grande soffitto con i bisonti dipinti, una delle opere più straordinarie dell’arte paleolitica. Le pitture vennero, però, giudicate dei falsi. Il povero de Sautuola morì amareggiato, prima che venisse riconosciuto il valore della sua eccezionale scoperta.

SCULTURA

Tecniche e materiali - In età paleolitica la scultura consiste in piccole statue lavorate in pietra e in osso; successivamente viene introdotta la modellazione dell’argilla e la fusione del bronzo.

Linguaggio visivo - Oltre a piccole statue femminili e idoli, vengono realizzati utensili e suppellettili. I volumi delle Veneri paleolitiche sono marcati.

Valori espressivi - Le piccole sculture antropomorfe hanno scopo rituale. Sono simboli di fertilità o sono legate al culto di divinità naturali.

VENERE DI WILLENDROF

La più celebre tra le Veneri paleolitiche è la Venere di Willendorf, realizzata nel Paleolitico superiore, tra il 23 000 e il 19 000 a.C. Presenta testa sferoidale e la capigliatura, resa attraverso piccole protuberanze disposte in file orizzontali e parallele, arriva a coprire quasi tutto il volto, mentre le braccia sono appoggiate sui seni voluminosi. La presenza di tracce di colore rosso fa pensare ad un rituale magico-religioso.

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