Avanguardie storiche del '900

Nei primi tre decenni del Novecento il panorama dell’arte europea viene letteralmente sconvolto dal fenomeno delle Avanguardie. Il termine indica l’insieme dei numerosi movimenti che, a partire dal 1905, si impongono sulla scena artistica internazionale. Nei primi tre decenni del Novecento il panorama dell’arte europea viene letteralmente sconvolto dal fenomeno delle Avanguardie.

Il termine indica l’insieme dei numerosi movimenti che, a partire dal 1905, si impongono sulla scena artistica internazionale, con lo scopo dichiarato e programmatico di sovvertire i valori, i contenuti e soprattutto il linguaggio dell’arte tradizionale, per aprire nuove strade di ricerca e conferire un significato nuovo allo stesso concetto di arte. Successivamente, negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale, si verifica un “ritorno all’ordine”: accanto all’arte magniloquente di regime (Fascismo in Italia, Nazismo in Germania e Comunismo in Russia), gli artisti ritrovano una vena figurativa, segnata però dall’influenza inevitabile delle Avanguardie. Particolare sviluppo registrano l’architettura (soprattutto col Bauhaus e il Razionalismo) e il Design industriale, con l’affermazione della produzione di massa di oggetti con un certo pregio estetico. Il clima sociale dell’immediato secondo Dopoguerra influisce poi sui maggiori artisti, che si rifugiano in un pessimismo esistenziale, realizzando opere di tragica violenza espressiva.

Fauves ed Eespressionismo

Primi ad apparire sulla scena del Novecento sono, nel 1905, gli Espressionisti, con il gruppo francese dei Fauves (Belve), capeggiato da Henri Matisse, e con quello tedesco della Brücke (Il ponte), di cui Ernst Ludwig Kirchner è l’esponente più significativo. Comune ai due movimenti è l’idea di una pittura come interpretazione fortemente soggettiva della realtà, espressa attraverso la deformazione delle figure e l’alterazione dei colori. Lo stato d’animo e il rapporto con la realtà sono sostanzialmente positivi nel caso dei francesi, con una pittura solare e armoniosa; drammatici e negativi per i tedeschi, la cui pittura è dominata da toni cupi e contrastanti.

Cubismo

Partendo dall’arte primitiva e dalla pittura di Cézanne, nel 1907 lo spagnolo Pablo Picasso e il francese Georges Braque danno vita al Cubismo, una delle più importanti rivoluzioni nell’arte di tutti i tempi. Il termine, nato con significato spregiativo, deriva dalle particolarità figurative delle loro opere: le forme della realtà sono analiticamente scomposte e ricomposte secondo tagli geometrizzanti e punti di vista diversi. L’intento è quello di elaborare la rappresentazione fedele, sul piano della tela, della realtà tridimensionale degli oggetti e delle loro relazioni con lo spazio e con il tempo. L’effetto è spiazzante, perché rende quasi irriconoscibile l’oggetto rappresentato.

Futurismo

Nel febbraio 1910, in seguito a un manifesto (pubblicato l’anno prima a Parigi su Le Figaro) dello scrittore Filippo Tommaso Marinetti, nasce il Futurismo, una corrente rivoluzionaria tesa alla cancellazione di ogni legame con l’arte del passato, per procedere alla creazione dell’arte del futuro, come espressione della moderna società urbana e industriale, dinamica e in continua trasformazione. A questi contenuti corrisponde un linguaggio plastico rivoluzionario, che nell’opera di Umberto Boccioni e Giacomo Balla sviluppa, in chiave di rappresentazione del movimento simultaneo, i princìpi della scomposizione cubista.

Astrattismo

Risale aI 1910 anche il Primo acquerello astratto di Vasilij Kandinskij, fondatore dell’Astrattismo. Alla tradizionale visione della pittura come strumento di rappresentazione fedele della realtà, Kandinskij oppone un ideale di pittura come forma di comunicazione di emozioni e stati d’animo, finalizzata, come la musica, a esprimere il sentimento dell’artista, coinvolgendo la sensibilità dell’osservatore. Così la pittura deve trovare il suo modo di esprimersi nelle forme, nei colori e nella loro ritmica relazione. Numerosi sono gli esponenti dell’Astrattismo. Ricordiamo tra essi l’olandese Piet Mondrian e lo svizzero Paul Klee.

Scuola di Parigi

Parigi è stata il centro artistico per eccellenza, fin dalla seconda metà dell’Ottocento, attraendo artisti di ogni nazionalità e stile. Il successo arrise soltanto a pochi e ciò accadde soprattutto grazie all’attività dei mercanti. Solo alcune personalità di spicco riuscirono ad affermarsi. Ricordiamo il russo Marc Chagall, il lituano Chaïm Soutine, il livornese Amedeo Modigliani, lo scultore romeno Constantin Brancusi e i francesi Maurice Utrillo e Georges Rouault. Quando si parla di École de Paris, quindi, non ci si riferisce a un’Avanguardia, riunita in un gruppo omogeneo, con programmi definiti, ma ad artisti caratterizzati ciascuno da un loro stile particolare.

Dadaismo

Fra le Avanguardie storiche il Dadaismo fu la più radicale: nacque in tempo di guerra, contro la guerra e contro la cultura che l’aveva generata, comprese le Avanguardie artistiche precedenti. Partendo da proclami contro l’arte e a favore di una radicale “antiarte”, esso ha preannunciato tecniche innovative: tra queste la performance, la scultura fatta di oggetti preesistenti (assemblaggio polimaterico), il fotomontaggio, la scultura di dimensione ambientale. Il tema unificante del movimento, in termini sia tecnici che ideali, può essere individuato nel caso, unica vera regola del vivere, come fonte anche dell’arte. Tra gli artisti dada più significativi ricordiamo Kurt Schwitters, Tristan Tzara, Man Ray, Marcel Duchamp.

Surrealismo e metafisica

Metafisica e Surrealismo trasformano la pittura in uno strumento di indagine della dimensione del subconscio e del sogno (valorizzati dalla Psicanalisi di Sigmund Freud), ora recuperando legami con la realtà (Salvador Dalí, René Magritte, Paul Delvaux, Giorgio de Chirico), ora introducendo elementi astratti e visionari (Max Ernst, André Masson, Joan Mirò). La Pittura Metafisica di de Chirico e Morandi precede, da un punto di vista cronologico, sia il Dadaismo sia il Surrealismo che, infatti, ne furono profondamente influenzati.

Architettura e design del primo Novecento

Subito dopo la Prima Guerra Mondiale, l’architettura fu chiamata a risolvere i problemi della carenza di abitazioni e della scadente qualità estetica degli edifici. L’architettura espressionista, sviluppando le ricerche svolte in ambito figurativo, unì il proprio stile originale alle possibilità offerte dal cemento armato, sempre più utilizzato a partire dai primi anni del Novecento. La nuova architettura rifiutò la regolarità degli spazi, costruiti per piani ortogonali, e progettò edifici come se modellasse sculture. Lo scopo era quello di fare in modo che l’individuo, percorrendo gli spazi, li sentisse quasi personalizzati. Gli architetti si ispirarono non più al Classicismo, ma al Barocco e all’Art Nouveau, rivolgendo grande attenzione anche alle tradizioni costruttive locali. Importanti architetti espressionisti furono Peter Behrens (1868-1940), Bruno Taut (1880-1938) e Erich Mendelsohn (1887-1953). Subito dopo però prevalse il razionalismo del Bauhaus e di Le Corbusier, con volumi puri e forme squadrate.

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