Linguaggio e Comunicazione Visiva

La texture

Il termine texture (traducibile in italiano più o meno come tessitura) indica la qualità di una superficie, non solo dal punto di vista tattile, ma anche visivo. Toccando un oggetto possiamo percepire se è liscio o ruvido, se è segnato da forme geometriche regolari oppure casuali.

1. Definizione

Il termine texture (traducibile in italiano più o meno come tessitura) indica la qualità di una superficie, non solo dal punto di vista tattile, ma anche visivo. Toccando un oggetto possiamo percepire se è liscio o ruvido, se è segnato da forme geometriche regolari oppure casuali. Con lo sguardo, invece, ne osserviamo il colore, le decorazioni, gli effetti di luce e ombra; riusciamo anche a capire se è il caso di toccare con mano oppure no (nel caso, ad esempio, di un metallo incandescente). L’integrazione delle due modalità (tattile e visiva) ci consente una più completa conoscenza dell’oggetto.

2. Texture naturali e artificiali

In natura esistono innumerevoli esempi di texture (animali, vegetali o minerali) di sorprendente bellezza. Pensiamo alla trama delle ali di una farfalla, alla corteccia di un albero, alla levigatezza di un marmo policromo lavorato. Possiamo però creare texture “artificiali” semplicemente introducendo piccoli elementi su un foglio bianco: un tratteggio a penna, uno sfumato a matita o, meglio ancora, un lavoro di frottage. Nel linguaggio visuale la texture può essere dunque una trama di punti, di linee o forme, omogenea e regolare al punto da apparire come unitaria. Essa è perciò composta da segni organizzati in diversi modi: accostati, intrecciati, ripetuti, disposti a caso o secondo andamenti ritmici. Le texture di tipo geometrico sono generate da segni ed elementi geometrici, appunto, accostati in modo da formare reticoli omogenei. Anche nelle superfici naturali è possibile trovare una grande ricchezza di texture geometriche, più o meno regolari. Con un po’ di esercizio (e di creatività) è abbastanza facile realizzare interessanti sfondi con texture ornamentali.

Texture artificiali: grafica

3. Segno e texture nell’arte

Nella pittura, soprattutto in quella contemporanea, la superficie texturizzata coincide molto spesso con il segno dell’artista, risultando quindi un importante mezzo espressivo. Anche nella scultura il segno è una diretta emanazione del gesto dell’artista, che può incidere la pietra, il marmo, il legno, o apporvi nuova materia, come negli assemblaggi polimaterici o nella lavorazione della creta. In architettura, la qualità della superficie è determinata generalmente dai materiali o da elementi segnici, che ne evidenziano la struttura o l’impianto formale. Nella grafica commerciale, soprattutto in quella realizzata con il computer (ad esempio gli sfondi delle pagine web), le texture hanno grande importanza, poiché devono porre in giusto risalto il prodotto da reclamizzare o comunque rendere più agevole possibile la lettura della pagina. Errori nella scelta della texture di una pagina pubblicitaria o di un sito Internet possono avere effetti assai negativi sulla comunicazione del messaggio.

Tutta l’arte di Dubuffaet è basata sulla ricerca della forma e del trattamento della superficie pittorica. Il suo segno, caratteristico e personale, determina tutta la composzione: quest’opera sembra un insieme indistinto di scarabocchi infantili, dai colori accesi, affastellati senza ordine. E invece, osservando con attenzione, si vedono emergere gradualmente dalla texture di fondo alcune figure di personaggi, in piedi, sdraiati o di traverso, che si muovono in varie direzioni freneticamente affaccendati sullo sfondo di una città: è la frenesia della vita urbana di 50 anni fa, oggi ancora più caotica e soffocante.

Jean Dubuffet, La vita indaffarata, 1953. Olio su tela, 130,2x195,5 cm. Londra, Tate Gallery.

In molte delle sue opere, l’artista parte da un solido geometrico perfetto (una sfera di bronzo) dalla lucida superficie riflettente e inizia a scavare, ad erodere la texture perfettamente liscia fino a mettere in evidenza profonde crepe e spigolose escavazioni con forme squadrate che contrastano con la superficie iniziale. Una contrapposizione di texture piane e tridimensionali che costituiscono l’essenza stessa delle sue sculture.

Arnaldo Pomodoro, Sfera 1, 1963. Bronzo, diametro 120 cm. Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro

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