Linguaggio e Comunicazione Visiva

Immagini come modello realtà

Un’immagine non può essere uguale alla realtà: ad esempio, anche la più fedele delle fotografie non potrà  sostituire un paesaggio reale. Nella comunicazione visiva il segno iconico, spesso si trasforma in segno plastico, prodotto ed inserito dal mittente nel messaggio con un preciso contenuto culturale.

Immagini e realtà

Per quanto somigliante, un’immagine non può essere uguale alla realtà sensoriale: ad esempio, anche la più fedele delle fotografie non potrà mai sostituire un paesaggio reale. Ogni immagine è quindi un modello della realtà, una sua rappresentazione che si rapporta ad essa non solo e non tanto per la somiglianza (grado di iconicità) quanto per la proprietà di descrivere, sostituire, interpretare, tradurre la realtà stessa. Un quadro di un pittore dell’Espressionismo, ad esempio, che volutamente deforma le figure e usa colori falsati, spesso esprime meglio la realtà drammatica di un momento politico o sociale particolare, piuttosto che un’opera di un artista della Pop Art o dell’Iperrealismo, che usano figure molto più vicine alla nostra realtà visiva quotidiana ma meno coinvolgenti emotivamente.

Il segno iconico e il segno plastico

Nella comunicazione visiva il segno iconico, riconoscibile per somiglianza con l’oggetto che rappresenta, spesso si trasforma in segno plastico, volutamente prodotto ed inserito dal mittente nel messaggio con un preciso contenuto culturale, se non addirittura ideologico. Ciò avviene regolarmente nell’opera d’arte (pensiamo alla simbologia religiosa) ma anche nella pubblicità, mediante procedimenti che associano segni iconici a segni linguistici in una precisa composizione, basata su un nuovo rapporto denotazione-connotazione, che va oltre a ciò che riusciamo a capire a prima vista. Il segno plastico si articola usando gli elementi del linguaggio visivo (colore, forma, luce, volume, composizione, texture ecc.) e varia in relazione alle capacità espressive dell’autore. Ad esempio, in uno dei manifesti pubblicitari che il fotografo Oliviero Toscani ha elaborato per le campagne della catena d’abbigliamento Benetton, riconosciamo immediatamente due persone ammanettate per i polsi.

Tuttavia, osservando con maggior attenzione, l’immagine, di per sé facilmente comprensibile, può rivelare significati diversi, legati non solo al segno iconico (foto di due persone ammanettate) ma al contenuto culturale e simbolico che l’autore vuole trasmettere mediante l’uso espressivo dell’immagine fotografica, per cui siamo in presenza di un segno plastico. Anzitutto dal colore delle mani si intuisce che un uomo è bianco e l’altro è nero, ma non si capisce se sono due persone in arresto o se uno dei due è un poliziotto (il bianco o il nero?) e chi è il buono e chi il cattivo? Non lo sappiamo con certezza, perché il fotografo ha isolato il dettaglio delle mani e dall’abbigliamento non si capisce come può essere il resto dell’immagine: la scelta dell’inquadratura è quindi voluta, per creare maggior curiosità nello spettatore, anche perché il manifesto affisso sui muri misurava 3x4 metri di dimensione. L’immagine, negli USA, ha suscitato le proteste di alcuni gruppi politici, che vi hanno visto un intento razzista. Voi cosa ne pensate?

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