Periodi e movimenti

Picasso, Natura morta con sedia impagliata 1912

L'arte di Picasso segna la rottura definitiva e incolmabile con quella del passato. La sua pittura propone qualcosa di assolutamente nuovo e di assolutamente imprevedibile, talmente imprevedibile che lo stesso amico Derain si esprime nei confronti di Picasso dicendo che, evidentemente, egli è impazzito e, prima o poi, lo avrebbero ritrovato appeso a testa in giù dietro le Demoiselles d'Avignon. Niente di più falso e niente di più inadeguato, in quanto Picasso è l'uomo dell'equilibrio, come tutta la sua produzione rivela.

L'opera, che vale la pena di esaminare, prima di commentare, è una di quelle che apre l'arte alla materia del quotidiano. Essa si inserisce nella seconda fase del Cubismo, ossia il Cubismo sintetico, e risponde in modo completamente nuovo a quelle critiche che lo vedono erroneamente allontanarsi dalla realtà. In una forma ellittica, incorniciata da una corda vera, sono individuabili frammenti intersecati di oggetti quotidiani: un giornale , una sedia di paglia di Vienna, un bicchiere, una salvietta e suppellettili varie su un tavolino. La ridotta gamma cromatica proposta vibra sui toni delle terre con l'aggiunta del bianco, del nero e del grigio, rafforzando l'importanza della struttura. Ci troviamo di fronte, infatti, a un'opera che, pur essendo immaginata come bidimensionale, ci immette in una dimensione spaziale, grazie alla decisa volontà di trasformare l'opera d'arte da quadro a oggetto, per la prima volta espressa attraverso l'inserimento di oggetti concreti (la corda); la stessa volontà è pittoricamente ottenuta con l'inserimento delle lettere scritte sul giornale e con l'imitazione della paglia. La forma ellittica rimarca e sottolinea l'appartenenza al mondo reale dell'opera, in quanto, rispetto alla perfezione del cerchio, che propone il moto infinito di un punto intorno al centro, l'ellisse ferma lo sguardo a considerare la presenza del doppio fuoco e quindi costringere lo spettatore a ritornare "con i piedi per terra".

Le linee, con le quali Picasso definisce le sue immagini, sono tratti molto precisi, contorni neri, che frammentano, ma non isolano gli oggetti.

L'essenzialità compositiva di questa fase del Cubismo è ulteriore espressione di sintesi intellettuale, rispetto all'analitica destrutturazione del periodo precedente, che rappresenta tutto il tempo e tutto lo spazio, non in un succedersi disarticolato di frammenti, come per i futuristi, ma in una sintesi organica, squisitamente concettuale di tutti questi frammenti, ricomposti nella simultaneità di un'unica immagine. Non a caso Einstein sta codificando la teoria della Relatività, nella quale il rapporto spazio-temporale subisce una lettura completamente innovativa rispetto alla scienza e alla cultura del passato, nel momento in cui egli definisce lo spazio e il tempo come un continuum nel quale è inscindibile la percezione dell'uno da quella dell'altro. Il Relativismo, che Einstein porta all'interno della scienza, diventa, nell'arte di Picasso, solamente uno strumento: lo strumento della visione personale, intellettualizzata, della realtà. La relazione spazio-tempo, cui si interessa Picasso, non è certo quella di uno spazio-tempo al di fuori dell'uomo, ma sempre quella dell'io mutante all'interno.

La corrida e la danza sono le due forme di energia di cui Picasso si nutre e si è nutrito da bambino: l'energia contrapposta di vita e di morte caratterizza tutte le opere di Picasso e si esprime in questo contrasto che diventa compensazione di forze; gli oggetti di un reale cangiante, bloccati in un perenne persistere, esprimono la sintesi mentale di un uomo alla ricerca dell'equilibrio. In questa opera ritroviamo la frammentazione della realtà in superfici sfaccettate come i lati di un solido geometrico steso su di un piano, ma al tempo stesso troviamo il dinamismo della rotazione di questo solido nello spazio, laddove allo spettatore diventa possibile vederne simultaneamente tutte le facce, sovrapposte e intersecate in una visione di sintesi.

Vale la pena di sottolineare che il cubismo dà una risposta di tipo greco, e quindi di tipo armonioso, alla ricerca del vero a tutto tondo. Picasso dice, infatti, che la lotta fra bene e male è equilibrata e perenne. Il cubo era per i greci l'espressione massima dell'astrazione del concetto di spazio, basato sulle cartesiane ortogonali. Il cubo racchiude, condensa tutte le possibilità dello spazio. Non a caso Picasso torna al cubo. Suo maestro, riconosciuto pubblicamente ed esplicitamente è Cézanne, che aveva intuito la necessità di calarsi nel reale, come in uno scavo minerario, cercando in esso i fattori primi della organizzazione dell'essere.

Brunelleschi, nel '400, aveva introdotto in pittura la terza dimensione, la profondità, con la codificazione della prospettiva, dando al pittore la possibilità di considerare lo spazio, prima ancora che esso fosse costruito, attraverso il disegno. Picasso introduce nella pittura la quarta dimensione, il tempo, che, non disgiunta dalla dimensione spazio, fa compiere questo ulteriore balzo alla maniera di esprimere la realtà.

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