preistoria

Nel Neolitico l’uomo osserva l’ambiente e lo riproduce con cura descrittiva. I contorni sono più definiti, per quanto schematici. Le immagini servono ora a documentare un avvenimento e a trasmettere informazioni. L’animale è rappresentato con pochi tratti riconoscibili e convenzionali. Talvolta lo si riconosce per le corna, le zampe, la sagoma del corpo. Osserviamo la presenza di figure umane, oltre agli animali: i contorni sono più definiti, per quanto schematici.

In Età paleolitica, 35.000anni prima di Cristo, l’uomo incomincia a servirsi dell’immagine per esprimersi: scolpisce statuette, raffigura sulle pietre e sulle pareti delle grotte bisonti, renne, cavalli, cervi, mammuth. Utilizza la tecnica della pittura e incide segni sulle pareti delle grotte (arte rupestre).

Il cromlech più importante che conserviamo è quello presso Stonehenge. Risale ad un periodo compreso tra il 2500 e il 1500 a.C. È composto da un anello di 30 metri di diametro, al cui interno sono collocati altri triliti disposti a ferro di cavallo. L’insieme è circondato da un fossato regolare. Sembra che fosse utilizzato come osservatorio astronomico e calendario stagionale. Non è improbabile, tuttavia, che il cromlech avesse anche un utilizzo sacro e cimiteriale.

Periodo compreso tra la comparsa dell’uomo e le prime forme di scrittura. La scrittura non si è sviluppata nello stesso periodo in tutto il mondo. I primi uomini usavano colori ricavati da sostanze naturali.

L’arte visiva ha avuto inizio quando l’attività dell’uomo non è stata finalizzata a realizzare oggetti utili per la propria sopravvivenza, ma si è rivolta alla produzione di segni e immagini, dipinte o incise nella roccia, o di piccole sculture, la cui utilità non era di carattere immediato e sfociava nel mondo dei simboli.

La Preistoria corrisponde al lungo periodo di tempo che precede l’invenzione della scrittura, la nascita di insediamenti urbani e la formulazione di leggi per regolare la civile convivenza. La sua scansione cronologica è solitamente definita in relazione a come l’uomo si è servito degli strumenti tecnici.

In Età paleolitica è poco frequente la figura umana. Fanno eccezione piccole statue a tutto tondo, scolpite in pietra, osso o avorio; rappresentano figure femminili dalle forme accentuate e per questo sono dette Veneri. Probabilmente sono divinità femminili legate alla fertilità. Nelle diverse regioni europee ne sono state rinvenute circa 140. Sono tutte di dimensioni molto ridotte, da 2-3 centimetri a circa 30. La Venere di Willendorf è stata realizzata nel Paleolitico superiore, tra il 23000 e il 19000 a.C.

La grotta, scoperta nel 1994 dall’archeologo Louis Chauvet, contiene le più antiche pitture rupestri, che risalgono a 30000 anni fa. Le sagome degli animali ed i particolari del corpo sono tracciati con una linea fluida ma decisa, lo stile è realistico, anche se stilizzato in alcuni dettagli.

Poiché è difficile stabilire che cosa sia l’arte e quali caratteri rivesta in maniera costante nella storia dell’uomo, è difficile anche segnarne una data d’inizio. Possiamo seguirne i passi osservando l’evolversi del fare artigianale, attraverso la costruzione di strumenti e oggetti sempre più sofisticati.

Nel lungo periodo che intercorre tra il Paleolitico Superiore e il Neolitico, le forme espressive dell’uomo sono molto cambiate: esse mutano da una figurazione di tipo naturalistico, in cui l’animale è colto nelle sue reali sembianze e in movimento, ad una di tipo più astratto.

La piccola statua riproduce una figura umana seduta, intenta a suonare uno strumento musicale, forse una cetra. La statuetta è scolpita in un unico pezzo di marmo, è datata tra il 2300 e il 2100 a.C., è alta 22,5 cm ed è situata ad Atene nel Museo Archeologico Nazionale.