Temi operativi

Il paesaggio naturale

Paesaggio è tutto quanto ci scorre davanti agli occhi. Osservando un paesaggio percepiamo le forme e i colori di laghi, monti, pianure, ne intuiamo la struttura. Con l’intervento dell’uomo, il paesaggio ha un ordine visivo; filari d’alberi disposti a sentiero, l’aratura di un campo o la ripartizione delle diverse colture.

L’equilibrio delle forme

In un paesaggio collinare o montano le linee che delimitano i rilievi devono bilanciarsi, anche se in andamenti opposti; le varie zone, occupate da colture o da vegetazioni diverse, devono delimitare campi visivi equivalenti. Un paesaggio di pianura, più lineare e pacato, mostrerà un’equilibrata texture (colture diverse, strade con sequenza regolare di alberi, canali di irrigazione, un borgo o una fattoria isolata), delimitando con profili successivi i piani di profondità.

Bernardo Minozzi, Paesaggio con viandanti, 1729. Particolare. Bergamo Accademia Carrara.

L’armonia dei colori

Un paesaggio presenta sempre delle tinte dominanti, che variano in base alle stagioni. Nei vari periodi dell’anno osserviamo una straordinaria quantità di toni e variazioni cromatiche (primavera/autunno), colori saturi e vistosi (estate) o freddi e spenti (inverno).

Thomas Moran, The Teton Range Idaho, 1897. Olio su tela. Metropolitan Museum of Art, New York.

Il paesaggio nell’arte

Il paesaggio nacque come genere pittorico autonomo nel Cinquecento e si affermò nel secolo successivo. Nel Settecento, con i vedutisti veneti, la pittura di paesaggio riproduce in modo descrittivo, minuzioso e scientifico la realtà, offrendo allo spettatore una visione “fotografica” del vero, grazie anche all’uso di strumenti come la “camera ottica”. Nell’Ottocento la pittura di paesaggio è il soggetto che meglio rappresenta l’epoca in cui la natura è la diretta fonte ispiratrice degli artisti romantici. Questo genere pittorico suscita l’interesse anche delle nascenti tendenze artistiche, rappresentate dall’ impressionismo e dai macchiaioli, prestandosi anche allo studio delle nuove teorie cromatiche. Nel Novecento le Avanguardie storiche determinarono, invece, la fine del paesaggio come genere pittorico a se stante.

Vasilij Kandinskij, Paesaggio con pioggia, 1913. Olio su tela, 70x78 cm. Particolare. Solomon R. Guggenheim Museum, New York.

In quest’opera, il pittore astrattista Kandinskij ci offre una sua interpretazione del paesaggio, trascendendo il dato reale e mostrandoci, dei singoli elementi naturali, la loro essenza cromatica e “spirituale”; le forme sono appena intuibili e la composizione è dinamica, anche se ben bilanciata.

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