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Negli ultimi decenni dell’Ottocento gli scultori europei erano in gran parte legati alle regole dell’arte accademica. La scultura, d’altra parte, era da sempre legata ad un ruolo pubblico, spesso celebrativo, e aveva il compito di nobilitare lo spazio della città o i luoghi cui le opere erano destinate.

La scultura, tra accademia e innovazione

Parigi fu, anche in quest’ambito, la città più innovativa. Qui nacque e operò Auguste Rodin (1840-1917). Le sue sculture mostrano una particolare ricerca sulle variazioni e sulla mobilità della luce, conservando al tempo stesso un carattere monumentale, con masse possenti che emergono sulle superfici, accentuando la tensione espressiva. Fondamentale, a questo proposito, fu la conoscenza dell’opera di Michelangelo, durante un viaggio a Roma nel 1875. Del grande scultore cinquecentesco troviamo la potenza, talvolta esasperata, delle masse, la complessa articolazione dei corpi, testimoni delle passioni e dei travagli interiori dell’uomo, e la scelta di lasciare irrisolte alcune parti delle superfici.

Auguste Rodin, Il pensatore, 1896. Copia in bronzo, patina nera.
Auguste Rodin, Il pensatore, 1880-1904. Gesso dipinto. Parigi, Musée Rodin.
  • La figura maschile è possente, con le masse anatomiche articolate e contrapposte, secondo l’insegnamento di Michelangelo.
  • Le superfici non sono levigate, ma lasciate scabre, esprimendo una scelta vicina al non-finito michelangiolesco.
  • Nel Pensatore l’artista ha voluto rendere omaggio a Dante.
  • Rodin ha rappresentato l’idea della mobilità della luce sulla materia: ne scaturisce un senso di precarietà della condizione umana, nonostante la forza apparente.