In Austria, Boemia e Germania si formarono, già alla fine dell’Ottocento, le cosiddette Secessioni. Gli artisti che vi aderirono intendevano superare le regole imposte dalle accademie, puntando su uno stile del tutto nuovo.
La loro ricerca coinvolse l’architettura, l’arredamento, le arti figurative. La Secessione viennese sorse attorno al 1897 e suo organo di diffusione fu la rivista Ver Sacrum (La primavera sacra). Vienna viveva una felice stagione culturale, nonostante il suo ruolo di capitale imperiale volgesse al termine. Vi operavano Sigmund Freud, lo scopritore della psicanalisi, musicisti come Gustav Mahler e Richard Strauss, intellettuali che si fecero promotori di un radicale rinnovamento dei temi e dei linguaggi espressivi. Fautori della Secessione viennese furono i pittori Gustav Klimt (1862-1918) e Kolo Moser (1868-1918), gli architetti Otto Wagner (1841-1918), Joseph Maria Olbrich (1867-1908), Josef Hoffmann (1870-1956) e Adolf Loos (1870-1933). Nel programma del gruppo si affermava la volontà di superare la divisione tra arti maggiori e minori, e la fiducia nel ruolo sociale dell’arte, considerata come un importante mezzo di unificazione del gusto. Rispetto agli altri Paesi europei, gli edifici progettati dagli architetti della Secessione presentano una rigorosa geometria, di stampo classico. Vennero sperimentati nuovi metodi costruttivi, come la struttura in acciaio degli edifici.
Il Padiglione della Secessione viennese
Joseph Maria Olbrich, allievo di Wagner, progettò il Padiglione della Secessione viennese. Le sue razionali geometrie si impreziosiscono con raffinate decorazioni, quali il fregio floreale sotto il cornicione o la cupola in rame dorato, traforata per far filtrare all’interno la luce.