INFORMAZIONI Per informazioni o richiesta di materiali didattici inviare una mail al seguente indirizzo: apinotti@inwind.it
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Le decorazioni dei vasi cretesi erano quasi sempre ispirate alla natura: motivi come foglie, steli, fiori, animali si adattavano, nella disposizione o nella forma a quella del vaso, originando motivi ornamentali. Distinguiamo le tre fasi principali nello stile decorativo:
L’affresco rappresenta il gioco rituale del salto sul toro: gli atleti dovevano volteggiare sul dorso dell’animale. Il toro, figura mitologica che riporta alla leggenda del Minotauro, è ricorrente nelle raffigurazioni cretesi; esso rappresenta la forza domata dall’intelligenza dell’uomo.
Il palazzo di Cnosso fu ricostruito, come quelli di Festo e di Zakro, tra il 1700 e il 1500 a.C. Le testimonianze più significative dell’arte cretese sono i grandi palazzi, sedi di molteplici funzioni: governo, produttive e commerciali. Essi, comprendevano le sfarzose residenze del re e della sua corte, magazzini, quartieri artigianali con i laboratori per la ceramica, per i metalli, per l’oreficeria e la filatura della lana.
Presso i Sumeri, gli stendardi erano pannelli decorati su entrambi i lati con materiali pregiati. Stendardo di Ur è composto da pannelli in legno, ricoperti da uno strato di bitume e decorato ad intarsio con conchiglie, madreperla e calcare rosso, su un fondo di lapislazzuli.
Quattromila anni prima di Cristo si è verificata, nella Mesopotamia meridionale, una fase di crescita delle città, che è stata definita ”rivoluzione urbana”. Il processo è stato graduale: le prime città sono sorte sulle rive dei fiumi (città fluviali) e sono Ninive, Ur, Babilonia.
Gigantesche statue a difesa degli spiriti del male - I lamassù erano imponenti statue poste alle entrate e nei principali passaggi dei palazzi assiri, per sorvegliarli ed allontanare gli spiriti maligni. Riunivano in sé le forze del cielo e della terra, e quindi erano simbolo di potenza soprannaturale.
Il complesso monumentale di El Gizah risale alla IV dinastia, ovvero al III millennio a.C. Esso comprende le piramidi di Cheope e dei suoi successori Chefren e Micerino, ed edifici funerari minori, quali le piramidi delle regine e le mastabe, cioè le tombe dei funzionari reali. La piramide di Cheope è la più grande; essa misura 147 metri di altezza, mentre i lati di base misurano ciascuno circa 230 metri.
I faraoni del Nuovo Regno, da Thutmosi I (1525-1512 a.C.) fino a tutta la XX dinastia (1190-1070 a.C.), abbandonarono l’uso di farsi seppellire nelle piramidi, e fecero scavare sontuose sepolture presso Luxor, non lontana dalla capitale Tebe, nella zona detta “Valle dei Re”.
A partire dal Nuovo Regno (dal XV secolo a.C.) la pittura ebbe come soggetto, oltre ai temi religiosi e cerimoniali, la vita quotidiana: il lavoro dei campi, le attività artigianali e domestiche. Risale a questo periodo il frammento della Scena di ispezione del bestiame, tratto da una pittura tombale. Il frammento si compone, com’è consuetudine nella pittura egizia, di due fasce (registri), in cui le immagini sono accompagnate da scritte geroglifiche che ne specificano il contenuto.
La piccola statua riproduce una figura umana seduta, intenta a suonare uno strumento musicale, forse una cetra. La statuetta è scolpita in un unico pezzo di marmo, è datata tra il 2300 e il 2100 a.C., è alta 22,5 cm ed è situata ad Atene nel Museo Archeologico Nazionale.
La grotta, scoperta nel 1994 dall’archeologo Louis Chauvet, contiene le più antiche pitture rupestri, che risalgono a 30000 anni fa. Le sagome degli animali ed i particolari del corpo sono tracciati con una linea fluida ma decisa, lo stile è realistico, anche se stilizzato in alcuni dettagli.
Poiché è difficile stabilire che cosa sia l’arte e quali caratteri rivesta in maniera costante nella storia dell’uomo, è difficile anche segnarne una data d’inizio. Possiamo seguirne i passi osservando l’evolversi del fare artigianale, attraverso la costruzione di strumenti e oggetti sempre più sofisticati.
In Età paleolitica è poco frequente la figura umana. Fanno eccezione piccole statue a tutto tondo, scolpite in pietra, osso o avorio; rappresentano figure femminili dalle forme accentuate e per questo sono dette Veneri. Probabilmente sono divinità femminili legate alla fertilità. Nelle diverse regioni europee ne sono state rinvenute circa 140. Sono tutte di dimensioni molto ridotte, da 2-3 centimetri a circa 30. La Venere di Willendorf è stata realizzata nel Paleolitico superiore, tra il 23000 e il 19000 a.C.
L’arte visiva ha avuto inizio quando l’attività dell’uomo non è stata finalizzata a realizzare oggetti utili per la propria sopravvivenza, ma si è rivolta alla produzione di segni e immagini, dipinte o incise nella roccia, o di piccole sculture, la cui utilità non era di carattere immediato e sfociava nel mondo dei simboli.
Il cromlech più importante che conserviamo è quello presso Stonehenge. Risale ad un periodo compreso tra il 2500 e il 1500 a.C. È composto da un anello di 30 metri di diametro, al cui interno sono collocati altri triliti disposti a ferro di cavallo. L’insieme è circondato da un fossato regolare. Sembra che fosse utilizzato come osservatorio astronomico e calendario stagionale. Non è improbabile, tuttavia, che il cromlech avesse anche un utilizzo sacro e cimiteriale.
In Età paleolitica, 35.000 anni prima di Cristo, l’uomo incomincia a servirsi dell’immagine per esprimersi: scolpisce statuette, raffigura sulle pietre e sulle pareti delle grotte bisonti, renne, cavalli, cervi, mammuth. Utilizza la tecnica della pittura e incide segni sulle pareti delle grotte (arte rupestre).
Nel lungo periodo che intercorre tra il Paleolitico Superiore e il Neolitico, le forme espressive dell’uomo sono molto cambiate: esse mutano da una figurazione di tipo naturalistico, in cui l’animale è colto nelle sue reali sembianze e in movimento, ad una di tipo più astratto.
Nel Neolitico l’uomo osserva l’ambiente e lo riproduce con cura descrittiva. I contorni sono più definiti, per quanto schematici. Le immagini servono ora a documentare un avvenimento e a trasmettere informazioni. L’animale è rappresentato con pochi tratti riconoscibili e convenzionali. Talvolta lo si riconosce per le corna, le zampe, la sagoma del corpo. Osserviamo la presenza di figure umane, oltre agli animali: i contorni sono più definiti, per quanto schematici.